La Grande Morale PDF

Fu la Grande Morale PDF nel 1915, durante gli aspri e sanguinosi scontri per conquistare quel tragico Monte Nero. Per capire cosa suggerì a Cadorna e ai suoi subalterni questa nuova, impossibile offensiva, bisogna riallacciarsi agli avvenimenti della primavera del 1916, che interessarono il suddetto Altopiano. Si trattò non solo di riposizionare capisaldi e trincee, ma soprattutto di studiare una rapida controffensiva. Questo per impedire al nemico di riprendere l’iniziativa da posizioni ancor più favorevoli, per poi dilagare nella la pianura veneta e prendere addirittura alle spalle le forze disposte sull’Isonzo.


Extrait :
De la nature de la morale. Elle fait partie de la politique. — Il faut étudier la vertu surtout à un point de vue
pratique, afin de la connaître et de l’acquérir. — Travaux antérieurs : Pythagore, Socrate, Platon ; défauts de
leurs théories. L’auteur essaiera de les compléter. — Principes généraux sur le bien. La politique qui est le premier
des arts, doit étudier le bien applicable à l’homme. De l’idée du bien. Du bien réel et commun dans les choses. — Rôle
de la définition et de l’induction dans cette étude. — La politique et la morale n’ont point à s’occuper de l’idée
absolue du bien : le bien est dans toutes les catégories, et chaque bien spécial est l’objet d’un art spécial. — Erreur
de Socrate qui prenait la vertu pour une science…

Nell’autunno del 1916, esaurita la spinta offensiva austriaca, il Servizio Informazioni italiano era già perfettamente riuscito a farsi scappare il nome in codice e i relativi dettagli del piano di riscossa di Cadorna: l’Operazione K. Dunque, l’elemento sorpresa non faceva ancora parte del bagaglio tecnico del nostro Servizio Informazioni. Aggiungendo a quest’ultima grave lacuna organizzativa l’arrivo imminente dell’inverno, Cadorna vide sfumare tutti i suoi sogni di rivalsa. Si sarebbe dovuta attendere la primavera del 1917 per riprendere le operazioni in grande stile. Ciò che in particolar modo sfuggì completamente ai nostri servizi segreti e agli osservatori e ricognitori avanzati, fu la grande quantità di nidi di mitragliatrici, ricoveri e caverne che gli austriaci riuscirono ad approntare proprio sul pianoro che interessa Cima Dodici e l’Ortigara: gli stessi principali obiettivi che Cadorna si prefissò di conquistare facilmente nel giugno del 1917. Cadorna, intesa per investire la Bainsizza e assestarsi nel Vallone di Chiapovano. La preparazione dell’offensiva in Trentino comunque, non subì battute d’arresto, e venne programmata anche una complessa azione diversiva, a sud-ovest del fronte principale di attacco, intesa a distogliere il nemico dall’urto principale, previsto sul margine nord-orientale dell’Altopiano.

A complicare ciò che, da subito, appare un’impresa particolarmente difficile, contribuì l’artiglieria austriaca che batteva da nord-ovest tutto il percorso d’attacco suddetto, con il concerto di grossi calibri in Val Sugana e delle batterie da montagna ben rintanate su Cima Dodici, Cima Undici, il Castelnovo e, in generale, su tutto il pianoro dell’Ortigara. Quest’ultima divisione era composta da ben 18 battaglioni alpini, suddivisi in due colonne, la Cornaro e la Di Giorgio. In particolare, il battaglione Mondovì riuscì ad impossessarsi del Corno della Segala, supportato dal battaglione Ceva e dal Battaglione Val Stura. Il primo tratto di reticolati austriaci del Costone dei Ponari fu analogamente travolto dall’impeto iniziale dei battaglioni Vestone e Bicocca, che subirono comunque gravi perdite e furono quindi arrestati sulla seconda linea di difesa avversaria.